La retata del 30 aprile 1945.

La seconda guerra mondiale, nella sua atrocità, ha rappresentato uno dei periodi più cupi nella storia del vecchio continente. La distruzione, i genocidi, le deportazioni hanno coinvolto tutti gli stati dall’Europa centrale fino a quelli dell’est.

In questo drammatico scenario Caprile ha vissuto l’atroce conflitto in maniera meno esposta rispetto a quello precedente, dove il piccolo paesino era proprio al centro delle ostilità. Come molti altri paesi d’Italia ha dovuto però soffrire il distacco di molti ragazzi spediti al fronte, lasciando intere famiglie nello sconforto e nella preoccupazione di non poterli più riabbracciare.

La storia che vi raccontiamo oggi ha da un lato il colore triste e crudele della guerra, dall’altro però il buonsenso delle persone che di tanto in tanto riescono a pescare nel proprio cuore quella dose di umanità che può cambiare il destino della gente.

Siamo nell’aprile del 1945. Oramai la guerra stava volgendo al termine e nella gente c’era il desiderio di poter finalmente godere di un po’ di tranquillità che gli anni passati avevano sottratto. Le truppe tedesche stavano velocemente ritirandosi, ripercorrendo al contrario quelle strade che avevano sceso qualche anno prima.

Tutto sembrava procedere nel verso giusto, senza il minimo sentore di qualsivoglia problema. A un certo punto, però, una colonna tedesca che si stava dirigendo verso Livinallongo subì un attacco da parte di un gruppo di partigiani all’altezza di Digonera. Lo scontro fu aspro e causò varie vittime e prigionieri. Alcuni soldati riuscirono nel tentativo di scappare e tornarono a Caprile per dare l’allarme. La risposta tedesca non si fece attendere e iniziò un rastrellamento casa per casa dell’intera popolazione.

Dapprima vennero tutti radunati nella piazza del paese poi, in seguito alle richieste di Don Celeste De Pellegrini visto la fredda temperatura di aprile, vennero portati nella chiesa. Da subito il parroco coadiuvato da Baldassarre Pra nella funzione di interprete si prese la briga di fare da interlocutore tra le truppe partigiane e il comando tedesco. Gli esiti non furono positivi tant’è che un soldato tedesco minacciò l’intera popolazione di venir utilizzata come scudo umano nella salita verso Livinallongo e di subire una rappresaglia qualora si trovassero soldati tedeschi morti lungo il tragitto.

Le ore passavano lentamente e la gente oramai manifestava un misto di terrore e sconforto fin  quando il parroco Don Celeste riuscì nel tentativo di convincere due ufficiali tedeschi a recarsi con lui fino a Colle Santa Lucia per riprendere le trattative. Passò qualche ora finché alle 5 di pomeriggio Don Celeste ritornò in paese con la tanto agognata notizia della resa delle truppe tedesche e dicendo alla gente che poteva finalmente tornare a casa.

La popolazione riunita con il Vescovo Bortignon
La popolazione riunita con il Vescovo Bortignon

Riferimenti bibliografici: Una comunità e le sue bandiere di G.Dal Mas.

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