Lo stop ai lavori della diga di Digonera.

Siamo negli anni ’60, in pieno boom economico. L’intera nazione, dopo la fine della guerra, vive un periodo di forte crescita dovuto in primo luogo alla necessità di ricostruire un paese uscito malconcio dal secondo conflitto bellico.

Una crescita contraddistinta da una fiorente attività industriale bisognosa di un enorme quantitativo di energia elettrica per soddisfare questo ritmo frenetico. La mancanza di materie prime nel territorio nazionale impone  sia il pubblico che al privato di individuare una fonte di energia che sia  più economica possibile e al tempo stesso disponibile in grandi quantità.

La scelta ricade sull’energia idroelettrica visto che l’acqua certo non manca sull’intero arco alpino. In concomitanza inizia una scrupolosa esamina di tutte le vallate nelle alpi, individuando quelle che meglio potevano offrirsi come bacino di raccolta d’acqua. L’acqua immagazzinata doveva poi esser utilizzata per azionare le turbine delle centrali idroelettriche. Vengono realizzati una miriade di serbatoi contenenti la preziosa risorsa che permette una produzione costante di energia elettrica durante l’intero anno.

In questo quadro un ruolo da protagonista è stato interpretato da una società idroelettrica privata, la Sade, che nel corso di quegli anni ha costruito innumerevoli dighe e centrali sparse su tutto il territorio bellunese (solo per citarne alcune: il serbatoio del Fedaia, le centrali di Cencenighe Agordo e La Stanga, il serbatoio del Fadalto e la centrale di Nove…).

Tra le tante opere in agenda c’era anche la realizzazione di una diga a cavallo tra gli abitati di Digonera e Saviner, distante pochi chilometri da Caprile, creando così un bacino artificiale che alimentasse la centrale idroelettrica di Saviner che doveva rappresentare l’impianto di testa del torrente Cordevole.

inizio lavori 2
Inizio dei lavori.

I lavori iniziarono attorno agli anni ’60 ma si interruppero il 9 ottobre 1963 a seguito di un’immane sciagura che colpì un’altra vallata dove sempre la Sade aveva costruito una diga: la diga del Vajont.

Questo episodio preoccupò la gente del posto che espresse tutti i propri timori con una protesta che venne ascoltata dalle autorità che sospesero dapprima i lavori per poi annullarli definitivamente.

Una piccola curiosità che lega ancor di più la diga (mancata) di Digonera con quella del Vajont: il capo cantiere alla diga di Digonera si chiamava Giancarlo Rittmeyer, un geometra di Trieste che lavorava come topografo alla Sade. Esso fu incaricato dalla società stessa di monitorare l’avanzamento della frana sul versante del monte Toc ed era presente la sera del 9 ottobre, perdendo anche lui la vita insieme agli abitanti del fondovalle di Longarone e i centri di Erto e Casso.

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La diga attualmente.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. paolo gabrieli ha detto:

    Buongiorno cerco foto di saviner tra gli anni 1963-1968. Mi potete aiutare?grazie mille. P.s.: bello il sito complimenti !

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    1. Giovanni Cordella ha detto:

      Grazie mille! 🙂 se mi capita qualche foto tra le mani te la invierò sicuramente 🙂

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  2. Toni Sirena ha detto:

    Salve, sto occupandomi della questione di Digonera, è possibile contattarla? Grazie

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  3. Paolo Ciceroni ha detto:

    Uno degli ingegneri era mio padre.

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