Il commercio del legname.

La miniere del Fursil (per molti secoli e fino alla loro chiusura) avevano garantito benessere agli abitanti di Caprile, dato le varie attività a esse collegate. Il conseguente venir meno dell’indotto che esse generavano, obbligò la popolazione a individuare una nuova forma di sussistenza.

L’agricoltura e l’allevamento di bestiame ricoprirono anche in quel periodo un’importante fonte di reddito, ma ancor più importante di tutto ciò si rivelò il bosco e in particolare la risorsa che da esso si poteva ricavare, ovvero il legname.

Ricordiamo che a quell’epoca (siamo attorno alla fine del 1700) Caprile faceva parte del Cadore che a sua volta già da tempo commerciava il suo legname con Venezia, principale e ricco cliente. Era necessario quindi inserirsi in questo mercato cercando di ottenere il maggior vantaggio possibile senza però incrinare i rapporti con il Cadore.

Si inviarono quindi due persone a negoziare i termini di un accordo, ovvero il notaio Buogo e il gastaldo Della Santa, che riuscirono a stipulare un contratto per la vendita. Non è dato sapere il prezzo anche se si presume che esso sia stato inferiore a quello che veniva pagato per i vicini del Cadore, dato la miglior qualità del legname.

L’accordo prevedeva di tagliare i tronchi di lunghezza compresa tra i 4 e i 6 metri (le cosiddette taie), privandogli della corteccia che impediva uno scivolamento più snello. Su ogni tronco veniva riportato il nome del proprietario ovvero il mercante che l’aveva comperato affiggendo un segno di proprietà attraverso un attrezzo che si chiamava “fer del toch”.

il legname
il legname

Il trasporto (che veniva denominata menada) avveniva attraverso le vie fluviali e doveva essere svolto nei mesi in cui la portata dei fiumi era preponderante, quindi verso la primavera grazie allo scioglimento delle nevi. Lungo il Cordevole arrivavano fino a Bribano dove era stata realizzata una paratoia detta “cigolo”, per poi essere immessi nel Piave. Il tutto veniva coordinato da operai specializzati che, armati di lunghe aste chiamate “langhier”, dovevano controllare che i tronchi non si incagliassero e rimanessero sempre al centro della corrente.

Questa attività procedette proficuamente fino a che subì un violento rallentamento a causa di un grave episodio che interessò il Cordevole all’altezza dell’abitato di Alleghe, ovvero la frana del monte Piz, nel 1771; ciò comportò la sospensione di circa due anni del commercio.

il corso del cordevole da Caprile verso Alleghe
il corso del Cordevole da Caprile verso Alleghe.

Bisognava sottostare purtroppo alla volontà del tempo che non sempre si adattava alle proprie esigenze. Un episodio molto significativo fu nel 1909, quando a causa del rapido disgelo primaverile, il fiume Cordevole trasportò troppo velocemente i tronchi a valle causando un tamponamento sul ponte di Saviner, ricoprendo il giorno dopo il lago di Alleghe con un’infinità di legname.

 

 

Riferimenti bibliografici: Pietro Suzzi Valli, Tra Civetta e Marmolada – Caprile e l’alto Agordino negli scritti e nelle immagini di Antonio Soia, Lithos Arti Grafiche – Villa Verucchio (RN), 2006.

 

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